La leva della ripresa

Le rimostranze delle varie lobby italiane di fronte alle manovre finanziarie dei governi non devono essere il parametro per giudicare l’operato dell’esecutivo. Eppure è indubbio che la Legge di stabilità varata da Enrico Letta sia priva di quei guizzi radicali di cui pure necessiterebbe un paese che ha il freno a mano tirato da ben prima che deflagrasse la crisi globale. Detto ciò, e in attesa che il testo definitivo della manovra sia diramato, è indubbio che l’Associazione bancaria italiana (Abi) è forse il gruppo d’interesse che più ha ottenuto in questa tornata.
6 AGO 20
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Le rimostranze delle varie lobby italiane di fronte alle manovre finanziarie dei governi non devono essere il parametro per giudicare l’operato dell’esecutivo. Eppure è indubbio che la Legge di stabilità varata da Enrico Letta sia priva di quei guizzi radicali di cui pure necessiterebbe un paese che ha il freno a mano tirato da ben prima che deflagrasse la crisi globale. Detto ciò, e in attesa che il testo definitivo della manovra sia diramato, è indubbio che l’Associazione bancaria italiana (Abi) è forse il gruppo d’interesse che più ha ottenuto in questa tornata. Lo stesso presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha commentato positivamente il ritorno per gli istituti di credito e altri intermediari finanziari alla deducibilità in 5 anni (invece che in 18) delle svalutazioni e delle perdite sui crediti verso la clientela. In altre parole: i bilanci delle banche saranno meno penalizzati. Buona notizia, visto che ancora ieri la Banca d’Italia ha segnalato che, nonostante “nel trimestre estivo il ritmo di caduta del pil dovrebbe essersi pressoché annullato”, la flessione dei finanziamenti alle imprese e alle famiglie è proseguita nel 2013. Anche su questo fronte, occorre una scossa. Ieri il governatore Ignazio Visco, parlando a Harvard, ha giustamente rivendicato il rigore intellettuale di Palazzo Koch, ricordando per esempio le analisi premonitrici di Curzio Giannini, e ha sostenuto apertamente il ruolo innovatore ed espansivo della Banca centrale europea di Mario Draghi. In queste ore, governo e Banca d’Italia faranno bene a vigilare affinché i nostri istituti non siano penalizzati oltremodo nel processo europeo di armonizzazione e revisione dei bilanci, temperando gli eccessi nazionalistici di altri paesi dell’Eurozona. Ne va della sorte del credito alla nostra economia, cioè della linfa vitale per imprese e famiglie.